Numero 0 - 30 giugno 2026

 

Care, cari, 

 

 

con questo “numero zero” inauguriamo uno spazio di informazione, analisi e dialogo che vogliamo costruire insieme a voi che vivete, lavorate, studiate e costruite il vostro futuro fuori dai confini del nostro Paese.

 

Una newsletter che vuole essere uno strumento vivo: per raccontare cosa accade in Italia, per dare voce alle vostre esperienze, per difendere i vostri diritti e per tenere vivo il filo che vi lega alla vostra patria d'origine.

 

Partiamo da tre questioni che ci stanno a cuore e che intrecciamo volutamente: il ruolo del Partito Democratico come forza di alternativa in Italia, il nostro impegno concreto tra e per gli italiani all'estero, e il rapporto — apertamente ostile — che il governo Meloni ha instaurato con le comunità italiane nel mondo.

 

Luciano Vecchi – Responsabile del Partito Democratico per gli Italiani all’Estero

 

INVITA 5 AMICI A ISCRIVERSI
ALLA NEWSLETTER PD NEL MONDO

 


 

1. Il PD e la sfida dell'alternativa

L'Italia attraversa una fase politica, sociale e culturale difficile.

 

La destra al governo — con il Governo Meloni — ha mostrato in questi anni un volto sempre più autoritario nelle intenzioni e sempre più inefficace nei risultati.

 

La riforma della giustizia, sventata grazie allo straordinario risultato del referendum dello scorso marzo, il tentativo costante di indebolire l'autonomia della magistratura, gli attacchi alla libertà di stampa, le politiche migratorie che calpestano diritti fondamentali, una gestione economica che scarica i costi sui ceti medi e popolari mentre tutela rendite e privilegi: questo è il bilancio di un governo che ha promesso discontinuità e ha consegnato invece conservazione e arretramento.

 

In questo scenario, il Partito Democratico è — e deve essere — molto di più di una forza di opposizione parlamentare. Deve essere il cantiere aperto di una proposta alternativa di Paese: più giusto, più moderno, più aperto.

 

Negli ultimi mesi, sotto la guida di Elly Schlein, il PD ha ritrovato un profilo più netto: a difesa del servizio sanitario nazionale, a sostegno dei lavoratori e delle lavoratrici, impegnato nella lotta alle disuguaglianze, ancorato ai valori dell'antifascismo, del pluralismo e della solidarietà.

 

Non siamo un partito che ha sempre tutte le risposte, ma siamo un partito che ha recuperato il coraggio di fare le domande giuste — e di stare dalla parte giusta.

 

La costruzione dell'alternativa richiede unità e coraggio. Il campo progressista italiano ha bisogno di una coalizione seria, capace di intercettare il disagio reale di milioni di persone e di tradurlo in programma di governo credibile. Il PD lavora in questa direzione: senza subalternità verso nessuno, ma con la consapevolezza che nessuno può vincere da solo. È una sfida impegnativa, ma è la sfida che vale la pena di raccogliere.

 

  

 

2. Il PD tra gli italiani all'estero: una presenza che fa la differenza

Per noi, le italiane e gli italiani che vivono fuori dall'Italia, non sono una nota a margine della politica nazionale. Sono quasi sette milioni di cittadini iscritti all'AIRE, distribuiti in ogni angolo del pianeta, portatori di storie, competenze, legami e risorse che arricchiscono sia i Paesi in cui vivono che l'Italia stessa. Eppure troppo spesso la politica italiana li ha trattati come un problema o, addirittura, una minaccia da trascurare o da eliminare.

 

Il PD ha scelto una strada diversa.

 

I nostri parlamentari eletti nella Circoscrizione Estero — Nicola Carè, Andrea Crisanti, Christian Di Sanzo, Francesco Giacobbe, Francesca La Marca, Fabio Porta, Toni Ricciardi - hanno lavorato concretamente sui dossier che riguardano direttamente gli italiani all’estero.

 

Le prossime elezioni dei Comites, previste per l'autunno 2026, saranno un appuntamento importante: vogliamo che siano partecipate, credibili, capaci di rinnovare la rappresentanza delle comunità italiane nel mondo con liste aperte, candidate e candidati radicati nei territori, pronti a difendere gli interessi concreti e la dignità delle nostre Comunità nel Mondo.

 

Questa newsletter nasce anche per costruire un dialogo continuo tra il PD e le comunità italiane nel mondo. Non vogliamo parlare solo in campagna elettorale. Vogliamo essere presenti ogni giorno, ascoltare le preoccupazioni, raccontare i risultati del nostro lavoro, e coinvolgere tutte e tutti nelle scelte politiche.

 


 

3. Il governo Meloni contro gli italiani nel mondo

C'è un paradosso clamoroso al cuore della politica del governo Meloni verso gli italiani all'estero: un governo che si proclama difensore dell'identità nazionale e della comunità nazionale tratta di fatto le comunità italiane nel mondo come un problema, un fastidio, o uno strumento da manipolare.

 

Gli esempi sono molteplici e documentati.

 

La “Legge Vergogna” (promossa da Meloni e Tajani, col sostegno di tutte le forze del centrodestra) ha compiuto una “riforma” della cittadinanza per gli italiani all’estero che, in sostanza, nega il diritto – salvo eccezioni – alle madri e ai padri italiani di trasmettere la cittadinanza italiana ai propri figli. Gli italiani all’estero sono stati definiti una “minaccia alla sicurezza nazionale”. E’ una Legge che, quando saremo al governo dell’Italia, cambieremo profondamente. Per noi chi è figlio di italiani è italiano ovunque nasca. Punto e basta!

 

Sul piano della rappresentanza democratica, il centrodestra ha avanzato proposte di riforma della legge elettorale per la Circoscrizione Estero che puntano ad abolire le ripartizioni geografiche, eliminare il voto di preferenza, introdurre l'inversione dell'opzione di voto e spostare la partecipazione elettorale verso il voto consolare in presenza — misure che, nella pratica, ridurrebbero drasticamente la possibilità di voto per milioni di connazionali e svuoterebbero di significato la rappresentanza parlamentare degli italiani all'estero.

 

Non si tratta di una riforma, ma di uno smantellamento di un diritto conquistato con grandi sforzi.

 

Sul piano dei servizi consolari, la situazione è sempre più critica: liste d'attesa insostenibili, organici ridotti, uffici sottodotati, pratiche burocratiche che richiedono mesi o anni per essere evase. Chi vive all'estero sa quanto sia difficile, a volte impossibile, accedere a servizi che dovrebbero essere garantiti dallo Stato italiano. Invece di investire in una rete consolare moderna ed efficiente, il governo taglia e scarica il peso sui cittadini.

 

Solo la Legge sui Passaporti, promossa dal PD, primo firmatario Toni Ricciardi, è intervenuta per fornire alle strutture consolare almeno parte di quelle risorse che il Governo Meloni ha tagliato.

 

In questi quattro anni di disastroso governo delle destre si sono tagliati le già scarse risorse per le comunità nel mondo, si sono tagliati gli incentivi al rientro in Italia, si sono addirittura – nel 2025 – bloccate le rivalutazioni delle pensioni erogate all’estero, producendo un danno che continuerà nel corso del tempo.

 

Le uniche novità positive (Passaporti, Carta di Identità Elettronica, emendamenti al bilancio, avvio di una riduzione o abolizione dell’IMU per i residenti all’estero, ecc.), sono venute dai parlamentari del Partito Democratico eletti nella Circoscrizione Estero.

 

Eccetera, eccetera, eccetera.

 

E poi c'è la questione più generale: questo governo non ha una politica per gli italiani nel mondo. Ha solo una retorica. Parla di "orgoglio nazionale" ma non investe nei Comites, taglia i fondi per le associazioni culturali italiane all'estero, ignora il CGIE, riduce i servizi. La distanza tra le parole e i fatti è abissale.

 

Siamo convinti di una cosa: gli italiani all'estero non sono un problema dell'Italia. Sono una risorsa straordinaria — di competenze, di relazioni internazionali, di cultura, di capacità di costruire ponti tra mondi diversi. Meritano rispetto, servizi efficienti, rappresentanza autentica e una politica che li consideri cittadini a pieno titolo, ovunque si trovino.

 

Il PD nel Mondo serve a questo.

 

 


 

VENEZUELA. PORTA (PD), SOLIDARIETÀ A POPOLAZIONE E PREOCCUPAZIONE PER COMUNITÀ ITALIANA

Roma, 25 giugno 2026 - "Una tragedia di proporzioni immani ha colpito il Venezuela, Paese a noi vicino anche in virtù di una delle più grandi collettività italiane al mondo. Esprimo la solidarietà personale e del Partito Democratico al popolo venezuelano e ai tantissimi concittadini colpiti dal devastante terremoto. L'Italia si mobiliti con la solidarietà attiva e concreta che le è connaturale e non dimentichi in questo momento tutti i suoi connazionali, compresi i detenuti politici drammaticamente reclusi nelle inospitali prigioni venezuelane". Così il deputato Pd Fabio Porta eletto nella circoscrizione Estero.

 

 


 

PD DIREZIONE NAZIONALE

Lo scorso 23 giugno si è tenuta una importante riunione della Direzione Nazionale del Partito Democratico. (LEGGI E ASCOLTA LA RELAZIONE DELLA SEGRETARIA ELLY SCHLEIN)

 


 

SVIZZERA: RESPINTO IL REFERENDUM PER LIMITARE L’IMMIGRAZIONE
IL PD SVIZZERA DECISIVO PER SCONFIGGEREL’INIZIATIVA CONTRO GLI “STRANIERI”

Dario Natale – Segretario PD Svizzera

 

Negli ultimi 25 anni la popolazione residente in Svizzera è passata da circa 7,2 milioni di abitanti agli oltre 9 milioni attuali. Secondo le stime dell'Ufficio federale di statistica (UST), si prevede che la Svizzera raggiungerà circa 10,5 milioni di abitanti entro il 2055. 

 

Oggi circa un quarto della popolazione residente è di nazionalità straniera; se si considerano anche naturalizzazioni e seconde generazioni, quasi il 40% ha un background migratorio.

 

Non si tratta di una realtà marginale o di racconti, ma della Svizzera contemporanea.

 

È in questo contesto che nasce l'iniziativa popolare dell'UDC "No a una Svizzera da 10 milioni di abitanti".

 

L'iniziativa proponeva di fissare un limite costituzionale ai residenti e, in caso di superamento, di adottare misure restrittive fino alla possibile messa in discussione degli accordi con l’Unione europea, inclusa la libera circolazione delle persone. Il messaggio di fondo era semplice: attribuire i principali problemi del Paese alla crescita demografica e all’immigrazione. 

 

Mancanza di alloggi, pressione sul potere d’acquisto, costi sanitari, traffico e infrastrutture, disoccupazione, vengono così ricondotti a un’unica causa. Una lettura che semplifica dinamiche più complesse e che si inserisce in una tradizione politica già vista con l’iniziativa Schwarzenbach del 1970, quando gli stranieri erano circa il 17% della popolazione e la proposta di limitazione venne respinta con il 54% dei voti.

 

Più di 50 anni dopo si è registrata una forte mobilitazione per un’idea di Svizzera che riconosce il contributo strutturale della migrazione alla propria società ed economia.

 

Senza immigrazione, il calo della popolazione attiva avrebbe effetti diretti sul mercato del lavoro e sul finanziamento del sistema sociale, a partire dall’AVS. Per comprendere i limiti dell'iniziativa occorre partire da un dato fondamentale: la popolazione svizzera sta invecchiando. L'aspettativa di vita cresce, mentre il numero medio di figli rimane stabilmente al di sotto della soglia di sostituzione generazionale.

 

Senza immigrazione la popolazione attiva diminuirebbe progressivamente,
mettendo sotto pressione il mercato del lavoro, il finanziamento dell'AVS e
l'intero sistema sociale.

 

Il Partito Democratico all’estero, insieme alle forze progressiste svizzere con cui aveva già collaborato in passato, ha partecipato a questo processo contribuendo alla costruzione del “Comitato per il NO all’iniziativa antistranieri”. 

 

Tra gli attori che ne facevano parte vi erano le ACLI, il Partito Democratico Svizzera, i Verdi e la Sinistra AVS, la Federazione delle Colonie Libere Italiane e le organizzazioni sindacali legate alla CGIL.

 

Attraverso questa ampia alleanza abbiamo promosso oltre 30 incontri e momenti informativi in diverse regioni del Paese sparsi su tutto il territorio elvetico.

 

Un risultato tutt’altro che scontato in un Paese articolato in tre grandi regioni geografiche e linguistiche, che ha richiesto uno sforzo di coordinamento capillare per raggiungere una comunità di circa 650'000 italiane e italiani residenti.

 

La bocciatura dell’iniziativa, per la quale abbiamo combattuto, non è solo il rifiuto di un limite numerico, ma anche di una lettura riduttiva delle trasformazioni demografiche.

 

Le sfide restano aperte, ma richiedono risposte concrete su alloggi, salari e infrastrutture.

 

Questa è la responsabilità politica che abbiamo davanti. Mettiamoci al lavoro, senza cedere alle semplificazioni e alla politica della paura.

 

 


 

4 E 5 LUGLIO: FESTA DELL’UNITA’ A BRUXELLES

Il 4 e 5 luglio 2026 torna la Festa dell’Unità di Bruxelles, che per la prima volta si svolgerà su due giornate, presso l’Espace Henri De Kerckheer, a Ixelles, in zona Place Flagey. Promossa dal Circolo PD Bruxelles, la Festa sarà un momento di partecipazione politica, confronto pubblico e socialità, con dibattiti, musica dal vivo, cucina italiana e il contributo di volontarie e volontari.

 

Al centro del programma ci saranno le prossime elezioni politiche e le proposte del Partito Democratico per l’Italia di domani, con la partecipazione, tra gli altri, di: Marta Bonafoni, coordinatrice nazionale PD; Virginia Libero, segretaria Giovani Democratici; Luciano Vecchi, responsabile PD Mondo; Toni Ricciardi e Andrea Crisanti, parlamentari del PD eletti in Europa.

 

Domenica 5 luglio si terrà inoltre una riunione programmatica aperta, con la partecipazione di militanti PD da tutta Europa, e un confronto dedicato alle elezioni dei Comites e alla rappresentanza delle comunità italiane all’estero. La Festa offrirà anche uno spazio di discussione sulla Bruxelles che viviamo ogni giorno e sulle grandi sfide delle città europee - sicurezza, casa, mobilità - in dialogo con rappresentanti dei partiti progressisti belgi ed europei presenti in città.

 

La Festa dell’Unità di Bruxelles sarà un’occasione per ritrovarsi, discutere, organizzarsi e guardare insieme alle sfide politiche dei prossimi mesi.

 

 


 

GRANDE SUCCESSO DELL’INIZIATIVA DEL PD BELGIO A MARCINELLE

Teresa Iurilli – Segretaria PD Belgio

 

Il 6 giugno la Federazione PD Belgio, insieme alla delegazione PD del gruppo S&D del Parlamento Europeo, ha commemorato al Bois du Cazier gli 80 anni dell'accordo italo-belga sullo scambio tra manodopera e carbone, e i 70 anni dalla tragedia di Marcinelle. 

 

 

La giornata, che ha visto la partecipazione di 400 italiane e italiani da tutto il Belgio, prevedeva la visita alla miniera e una conferenza dibattito sui temi di lavoro, sicurezza e dignità, e immigrazione e integrazione. Hanno condiviso con tutti noi le loro idee, esperienze e riflessioni i nostri Nicola Zingaretti, Luciano Vecchi, Toni Ricciardi, Andrea Crisanti, Fabrizia Panzetti, i sindacalisti Filippo Ciavaglia (CGIL) e Vincent Pestieu (FGTB), e la capogruppo del PS vallone Christie Morreale.

 

Come Federazione abbiamo fortemente voluto questa giornata per ribadire che il lavoro, sicuro e dignitoso, deve essere una priorità, e che è da sempre una battaglia fondamentale per il Partito Democratico. 

 

Abbiamo voluto ribadire che l'inclusione di chi arriva da altri Paesi dev'essere vista come un valore, un arricchimento, e non una minaccia.

Abbiamo voluto sottolineare inoltre l’importanza che ha l’Unione Europea nel renderci cittadini integrati, e che non possiamo dare per scontato le libertà, i diritti e la pace che il progetto europeo garantisce.

 

Da Marcinelle per un lavoro sicuro e degno, l’integrazione come valore ed un’Europa federale.

 

 


 

SANITA’: LEGGE PER GLI ITALIANI ALL’ESTERO VA CORRETTA

"Il provvedimento adottato in via definitiva, negli scorsi giorni, dal Senato, per consentire, in maniera onerosa, agli italiani residenti nei Paesi extra-europei  di accedere alle prestazioni sanitarie in Italia, presenta forti criticità (dovute alle scelte compiute dal Governo e dalla maggioranza di centrodestra) che devono essere urgentemente corrette. 

 

“I parlamentari PD della Circoscrizione Estero avevano presentato, a inizio legislatura, una proposta di legge - a prima firma di Christian Di Sanzo - per includere gli italiani all'estero nei Paesi extra-europei nel servizio sanitario nazionale, venendo incontro alle legittime richieste dei nostri connazionali residenti all'estero".

 

“La norma adottata ha però ben poco a che fare con la proposta del Partito Democratico e prevede, invece, la possibilità, per i cittadini residenti all'estero in paesi extra-europei di usufruire del servizio sanitario nazionale solo a fronte del pagamento di un contributo di 2000 euro l'anno".

 

“Purtroppo nessuna delle nostre proposte di emendamento è stata accolta dalla maggioranza. Avremmo infatti voluto - coerentemente con quanto accade in Italia – un contributo proporzionale al reddito, una esenzione per gli studenti e per i pensionati che pagano in Italia le tasse sulla propria pensione".

 

“Vi è poi una vera e propria 'trappola': chi inizia a versare il contributo è obbligato a farlo per tutta la vita, pena il pagamento degli arretrati".

 

“Il testo presenta inoltre incertezze applicative e rischi di discriminazione per i connazionali che - come normalmente accade - alternano periodi di residenza in Italia e all'estero".

 

“Sono queste le ragioni per cui - a fronte peraltro della reiterata indisponibilità di governo e maggioranza a un confronto costruttivo sulle problematiche degli oltre 7 milioni di italiani che vivono, studiano e lavorano nel mondo - chiediamo di modificare un provvedimento che non fornirà risposte adeguate alla grande maggioranza dei nostri concittadini".

 


 

Un caro saluto.

Luciano Vecchi
Responsabile per gli Italiani nel Mondo del Partito Democratico

 

INVITA 5 AMICI A ISCRIVERSI
ALLA NEWSLETTER PD NEL MONDO